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Sfogo di Sant’Antonio

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    Lo sfogo di Sant’Antonio, o erisipela, è un’infezione degli strati esterni della pelle causata da un batterio chiamato Streptococcus pyogenes.

    Nello specifico, prende il nome di sfogo, ma anche fuoco, di Sant’Antonio, perché venne scoperta per la prima volta nel XI secolo. A quel tempo, infatti, la patologia fu accumunata a una serie di malattie associate a questo particolare santo, protettore delle cause perse.

    Di solito, lo streptococco entra nell’organismo in seguito a ferite e buchi nella pelle, provocando rossore, dolore, eruzioni cutanee, ma anche lividi e febbre. Nei casi più gravi, potrebbe causare gonfiore e blocco dei vasi sanguigni superficiali.

    Nonostante la sua natura infettiva che può causare dei problemi di salute gravi, normalmente lo sfogo di Sant’Antonio si cura tramite dei semplici antibiotici.

    Sintomi sfogo di Sant’Antonio

    Dunque, l’erisipela può essere riconosciuta perché presenta lungo la pelle delle aree rosso brillanti, ben delineate, ruvide e coriacee. Il più delle volte si manifestano sul viso, ma possono coinvolgere anche mani, braccia, gambe e piedi.

    Di solito, nei due giorni precedenti, il fuoco di Sant’Antonio è anticipato da una serie di segnali, come ad esempio:

    Generalmente, la comparsa dei sintomi sfogo di Sant’Antonio è repentina, ma soprattutto di rapida e sostenuta diffusione.

    A volte, l’infezione può espandersi lungo gli strati superficiali della pelle e formare minuscole vesciche. Altre volte, il batterio colpisce delle zone cutanee più profonde, provocando gonfiore su collo, arti e viso.

    Le complicazioni del fuoco di Sant’Antonio

    L’erisipelea può causare delle complicazioni pericolose.

    Tra queste, una delle peggiori prende il nome di “batteriemia“, che avviene quando i batteri finiscono nel sangue. Con il tempo, l’infezione può diffondersi e colpire ossa, articolazioni, cuore e cervello. Invece, in alcuni rari casi, la diffusione dei batteri può portare a endocardite, artrite settica o cancrena.

    Infine, se la batteriemia persiste, potrebbe provocare una risposta potenzialmente mortale come la sepsi, una conseguenza pericolosa anche della varicella, come abbiamo spiegato anche nell’articolo dedicato sul nostro Blog. Solitamente, la sepsi è porta a febbre, difficoltà respiratorie, battito cardiaco accelerato e confusione mentale.

    Perché viene il fuoco di Sant’Antonio?

    L’erisipelea è causata da un batterio chiamato Streptococcus pyogenes, che, ad esempio, è responsabile di malattie quali la faringite o il più comune mal di gola.

    Generalmente, questo batterio entra in un organismo da un taglio, un’abrasione o un’altra rottura della cute. Quindi, si diffonde rapidamente attraverso i vasi linfatici subito sotto la superficie della pelle.

    Per neutralizzarlo, il sistema immunitario lancerà un attacco infiammatorio provocando la dilatazione dei vasi sanguigni e il rigonfiamento dei tessuti.

    I fattori di rischio del fuoco di Sant’Antonio

    L’erisipela colpisce con maggiore frequenza anziani e bambini perché hanno un sistema immunitario più debole e sono meno capaci di combattere infezioni locali.

    Tuttavia, chiunque può essere colpito da uno sfogo di Sant’Antonio, soprattutto se ha:

    • pelle rotta, tagli, abrasioni, punture d’insetto
    • deficit immunitario
    • eczema 
    • psoriasi
    • piede dell’atleta
    • insufficienza venosa
    • diabete
    • obesità
    • linfedema

    Curare lo sfogo di Sant’Antonio

    Per curare l’erisipela, non servono terapie e trattamenti lunghi e complicati. Nonostante la natura pericolosa dell’infezione, il trattamento più comune per uno sfogo di sant’Antonio consiste in un semplice ciclo di antibiotici. In genere, infatti, la penicillina è utilizzata molto spesso per le infezioni di questo tipo.

    Nella maggior parte dei casi, si somministrano degli antibiotici per via orale, piuttosto che endovenosi. Mentre qualsiasi disagio, come rossore, dolore o gonfiore può essere risolto con un po’ di riposo, impacchi freddi e sollevamento dell’arto interessato.

    Quando il viso è coinvolto, la masticazione dovrebbe essere ridotta al minimo per ridurre quanto possibile il dolore. Perciò potrebbero anche essere studiate delle diete apposite durante il periodo della guarigione.

    Anche in seguito a un trattamento appropriato, ci sono delle possibilità che lo sfogo di Sant’Antonio si ripresenti, soprattutto per chi ha un sistema immunitario compromesso.

    Infine, le persone che soffrono di infezioni ricorrenti possono aver bisogno di una dose preventiva di antibiotico, anche assunta quotidianamente.

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